“Fiori per Algernon” di Daniel Keyes

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Credo si possa tranquillamente considerare “Fiori per Algernon” come uno dei racconti più belli e intelligenti che siano stati scritti nel Novecento.
A metà tra la fantascienza e il racconto esistenzialista, “Fiori per Algernon” narra la vicenda di Charlie, un ritardato mentale sottoposto a un intervento che dovrebbe garantirgli almeno un’intelligenza media e invece lo rende un genio.
La storia è raccontata attraverso i resoconti di Charlie, perché il dottor Strauss gli ha consigliato di annotare su un diario i suoi pensieri.
A pagine inizialmente sgrammaticate e permeate di tenera ingenuità (qui una nota di merito la dobbiamo dare al traduttore Bruno Oddera, che non si è limitato a scrivere male le parole ma ha riprodotto in maniera realistica gli errori che farebbe un ritardato), seguono testi sempre più corretti ortograficamente, fino ad arrivare a riflessioni fini e acute sul mondo e sulla società.
All’incremento dell’intelligenza di Charlie corrisponde una consapevolezza sempre maggiore di come va il mondo e, di conseguenza, un aumento del suo stupore e della sua infelicità.
Se prima, da ritardato, scambiava le risate di scherno per simpatia nei suoi confronti, la nuova coscienza gli permette di vedere la crudeltà e i limiti delle persone.
Prima che venga fatta a Charlie, l’operazione viene effettuata su un topolino, Algernon. In seguito all’operazione Algernon è diventato tre volte più intelligente, tanto che Charlie è invidioso di lui perché non riesce a batterlo nei labirinti.
Dopo l’intervento Charlie riesce a battere Algernon, ma inizierà anche a vedere in lui quella che sarà anche la sua progressione. Algernon diventa scontroso, poi imprevedibile, poi apatico, e Charlie capisce che la stessa sorte probabilmente toccherà a lui.
Nel poco tempo che gli resta prima che la sua parabola di crescita intellettuale inizi a crollare, cerca di racchiudere le sue considerazioni in un saggio in cui rivela i limiti della teoria del Dottor Strauss e del Dottor Nemur, i dottori che l’hanno sottoposto all’intervento, e implora che non vengano effettuati altri esperimenti del genere su altre persone.

Pregi
“Fiori per Algernon” rappresenta una riflessione profonda e superba sull’intelligenza, sul desiderio di essere accettati, sul rapporto tra intelligenza e infelicità. A mio parere è uno dei racconti più brillanti che siano mai stati scritti sulla genialità.

Difetti
Secondo alcuni è un po’ troppo evidente che l’ha scritto uno psicologo.

Voto
10 (è il mio racconto preferito)

Ulteriori informazioni
C’è anche il romanzo, sempre di Daniel Keyes, che rappresenta l’espansione del racconto. Non ho letto il romanzo ma mi dicono che sia peggio del racconto, per cui non perdete tempo, prendetevi due ore libere oggi stesso e leggete questo racconto!

3 thoughts on ““Fiori per Algernon” di Daniel Keyes

  1. Carissima Claudia, lessi questo racconto nel 1959 in una corposa, basilare e indimenticabile antologia edita da Einaudi, poi più volte ripubblicata: “Le meraviglie del possibile” (non perderla assolutamente se ti capita tra le mani). Quasi tutti i racconti (numerosi) erano autentici capolavori, ma Algernon rimane tuttora il racconto più bello che abbia mai letto (be’ … 2 o 3 altri ci sono, qua e là, ma ciò non cambia nulla). A mio parere, però, non è affatto vero che il romanzo trattone non andava bene: lessi anche questo con grande interesse e mi piacque moltissimo; posso comunque tranquillamente affermare anche che questo è in assoluto il miglior romanzo tratto da un racconto; tutti gli altri che ho letto finora portano ineluttabilmente il marchio dell’opera annacquata e/o scritta per semplici motivi economici, cioè per sfruttare la fama del racconto in oggetto. Algernon ha dato vita anche a 2 film, nessuno dei 2 è un capolavoro. IL primo era un riassunto, con salti e modifiche, talora anche anche accettabili, ma il tutto non trasmetteva le sensazioni del racconto; il secondo ho preferito non vederlo, ma mi hanno raccontato che è peggio del primo. Ok, mi fermo qui. Buona, anzi: buone letture! Un bacetto – Vì

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